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la regola e la catastrofe

Il progetto di un impianto sportivo ai margini del Parco del Meisino è un’occasione per ripensare un ambito urbano dai forti caratteri ambientali, naturalistici e paesaggistici.

La dimensione e le dotazioni della struttura sportiva in progetto, da un lato rispondono agli obiettivi funzionali per una adeguata fruizione degli impianti, dall’altro, tentano di avviare un processo di analisi e comprensione di un luogo anche con l’obiettivo di indirizzare e guidare successive trasformazioni.

Il progetto interpreta alcuni caratteri dell’identità paesistica, così come si è storicamente configurata a partire dal modificarsi del corso dei fiumi, alle prime trasformazioni compiute dall’uomo con l’insediamento di attività agricole e il conseguente ridisegno di un suolo da prevalentemente naturale e boschivo, privo di geometrie, ad un suolo disegnato dalle suddivisioni catastali, dalle diverse colture dei campi, costellato di cascine, quasi regolare e misurabile.

Il progetto si inserisce in un’area destinata a parco urbana e fluviale dove si trova una delle poche garzaie europee in ambiente urbano, alla confluenza dei fiumi Po, Stura di Lanzo e Dora, che creano a causa di una diga, una zona di acque debolmente correnti.

Il progetto tenta di ritrovare una regola insediativa nella lettura interpretativa del paesaggio, indagato anche attraverso le carte storiche, i documenti normativi, i vincoli e lo stato attuale dei luoghi. Il progetto presta, quindi, particolare attenzione alla qualità compositiva del “nuovo oggetto” della struttura spogliatoi all’interno di un’area aperta e pianeggiante, e alla sostenibilità ambientale del nuovo insediamento inteso come un’infrastruttura nel territorio, in rapporto sia con le componenti e le risorse più naturali del luogo sia con quelle più antropiche ed artificiali.

Il volume degli spogliatoi segue la stessa giacitura dei campi, la sua presenza ne sottolinea la regola insediativa, e le possibili direttrici di crescita, già presenti in quel luogo, attestando il costruito il più vicino possibile alla “terraferma”, come nel caso dell’impianto sportivo del Tarcisia Sassi, e lasciando i campi da gioco, avanzare nelle aree verso il fiume, quindi più facilmente esondabili.

Come se vi fosse un lato più urbano, quello verso la strada Lungo Stura Lazio ed un lato più naturale e rivolto al fiume.